La valutazione dei redditi, propedeutica ad essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato, non può basarsi su una sentenza di condanna non ancora passata in giudicato (Cass., Sez. IV Pen., 24 Aprile 2013, n. 18591)

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Con la pronuncia in commento la Suprema Corte di Cassazione ricorda che, ai fini dell'individuazione delle condizioni di reddito necessarie per l'ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato, di cui al D.P.R. n. 115/2002, non si debba fare una pedissequa applicazione della disciplina I.R.P.E.F., in quanto non si tratta di pagare un'imposta bensì di un peculiare istituto che attribuisce rilevanza anche a redditi non assoggettabili ad imposta, comunque indicatori del complessivo tenore di vita dell'istante. All'uopo, quindi, rilevano anche i redditi derivanti da attività illecite ovvero i redditi per i quali si è riusciti ad eludere l'imposizione fiscale.
Nondimeno, un provento di reato, per avere rilievo nell'indagine suddetta, deve essere necessariamente accompagnato ed accertato da una sentenza di condanna definitiva. In difetto, ne risulterebbe inevitabilmente violato il principio della presunzione di non colpevolezza.
a cura di Devis Baldi

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