Il difensore della parte è passivamente legittimato nell’azione per danni da espressioni offensive contenute in atti di un processo proposta davanti ad un giudice diverso da quello che ha definito quest’ultimo (Cass., Sez. VI, Ord., 29 agosto 2013, n. 19907)

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La Corte di Cassazione, richiamando il proprio orientamento a partire dal 2009, ribadisce l'ammissibilità di un'azione ai sensi dell'art. 89 cod. proc. civ. diretta nei confronti del difensore della parte, soprattutto allorquando non sia possibile il suo dispiegamento nell'ambito del procedimento in cui la condotta sconveniente od offensiva sia stata tenuta. La Suprema Corte afferma che la fattispecie dell'art. 89 cod. proc. civ. differisce da quella dell'art. 96 cod. proc. civ., per la quale è affermata l'esclusiva proponibilità nel corso del medesimo giudizio in cui gli atti o comportamenti processuali fonte di responsabilità sono stati posti in essere. L'art. 89 cod. proc. civ., infatti, non sanziona un abuso del processo nel suo complesso considerato e cioè l'esercizio della potestas agendi per scopi sostanzialmente diversi da quelli per i quali è in astratto riconosciuto all'agente, ma, più limitatamente, singole condotte offensive, lesive in se stesse del principio generale del neminem laedere e in quanto tali riconducibili alla generale azione di responsabilità aquiliana.

a cura di Matteo Cavallini

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