I tempi e gli effetti del disconoscimento della copia non autenticata della scrittura privata prodotta in giudizio (Cass., Sez. III, 05 Luglio 2019, n. 18074)

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Con la sentenza in esame la terza sezione della Corte di Cassazione, anzitutto, chiarisce che in presenza di una contestazione di difetto di conformità all’originale della procura speciale alle liti prodotta in giudizio, a mente dell’art. 182 c.p.c., si verifica una sanatoria “ex tunc” non soggetta a preclusioni processuali, posto l’onere di contraddire innescato in capo al soggetto interessato a seguito della predetta eccezione, con l’unico limite del rispetto dei termini assegnati dal giudice a tale scopo.
Ciò premesso, la Corte passa ad esaminare il combinato disposto degli artt. 2719 c.c. e 214-215 c.p.c., ricordando che la copia non autenticata di una scrittura privata si ha per riconosciuta qualora non venga espressamente disconosciuta in modo formale alla prima udienza utile, o nella prima risposta successiva alla sua produzione.
La Corte precisa altresì che tale disciplina si applica sia al disconoscimento della conformità della copia al suo originale, che all’ipotesi del disconoscimento dell’autenticità della scrittura o della sottoscrizione.
Nel caso di specie, prosegue la Corte, il ricorrente non aveva chiarito né riportato se, quando e come avesse effettuato il disconoscimento delle scritture prodotte in copia dalla controparte. Anzi: la Corte d’Appello aveva osservato che la contestazione della conformità era avvenuta molti anni dopo la produzione delle copie all’interno del processo esecutivo. Ne discendeva la tardività della eccezione sulla base dei principi anzidetti.
La terza sezione, infine, rigettando il ricorso approfitta per ricordare anche che in presenza di tempestiva eccezione di disconoscimento della conformità della copia all’originale, il giudice non resta vincolato alla contestazione della conformità, potendo in ogni caso ricorrere ad altri elementi di prova, anche presuntivi, per accertare la rispondenza in questione ai fini dell’utilizzabilità come mezzo di prova ex art. 2719 c.c..

A cura di Devis Baldi

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