Il danno risarcibile, in materia di responsabilità professionale del legale, va parametrato sull’utilità perduta dal cliente in conseguenza della negligenza professionale (Cass., Sez. III, Ord., 30 marzo 2018, n. 7924)

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La pronuncia in esame è stata emessa nell’ambito di un giudizio di risarcimento danni per responsabilità professionale, introdotto nei confronti di due avvocati, ritenuti responsabili di aver lasciato estinguere un procedimento diretto a conseguire, dall’INPS, la corresponsione dell’indennità di maternità spettante alla cliente.

Con la presente ordinanza, la Cassazione ha avuto modo di ribadire che il danno risarcibile, in materia di responsabilità professionale del legale, va effettivamente parametrato sull’utilità perduta dal cliente in conseguenza della negligenza professionale.

Osserva la Suprema Corte che, nella sentenza di merito, l’esito negativo del giudizio (diretto a conseguire dall’INPS la corresponsione dell’indennità di maternità) è stato (correttamente) ricondotto alla mancata notifica del ricorso introduttivo del giudizio da parte degli avvocati convenuti.

Pertanto, si legge nel provvedimento in esame, “una volta affermato, sulla base di un giudizio prognostico, che il ricorso previdenziale sarebbe stato accolto, la Corte ha correttamente parametrato il danno da risarcire all’utilità perduta dalla [ omissis] (ossia all’importo dell’indennità di maternità che le sarebbe spettata all’esito vittorioso del giudizio), senza possibilità di applicare una decurtazione dell’importo in ragione di valutazioni probabilistiche, la cui rilevanza era ormai esaurita nell’ambito della valutazione prognostica circa l’esito del giudizio”.

La Suprema Corte ha così rigettato il ricorso proposto da uno dei due avvocati avverso la sentenza della Corte di Appello che aveva condannato entrambi al pagamento, in favore della cliente, di un risarcimento pari all’indennità di maternità obbligatoria che sarebbe spettata alla ridetta cliente, oltre interessi.

A cura di Giulio Carano

 

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