Il valore della pratica in materia tributaria si determina computando solamente imposte, tasse o contributi, senza considerare sanzioni ed interessi (Cass., Sez. II, 25 giugno 2020, n. 12640)

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Con la sentenza n. 12640 pubblicata lo scorso 25 giugno, la Corte di Cassazione ha precisato che per l’assistenza nell’ambito di pratiche in materia tributaria, il compenso dell’avvocato viene determinato sulla scorta del valore di imposte, tasse o contributi richiesti dall’ Amministrazione finanziaria.
Secondo i Giudici di legittimità, infatti, la Corte d’Appello – così come il Tribunale in primo grado – aveva correttamente applicato la norma specificamente dettata “per l’assistenza in pratiche in materia tributaria” dal comma 6 dell’art. 5 delle tariffe forensi (D.M. n. 585/1994, regolamento recante approvazione della delibera del Consiglio nazionale forense in data 12 giugno 1993, che stabilisce i criteri per la determinazione degli onorari, dei diritti e delle indennità spettanti agli avvocati ed ai procuratori legali per le prestazioni giudiziali, in materia civile e penale, e stragiudiziali), secondo cui “si ha riguardo al valore dell’imposta, tassa o contributo richiesti con il limite di un quinquennio in caso di oneri pluriennali”, quindi senza considerare il valore di sanzioni e interessi.
A cura di Cosimo Cappelli

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