La responsabilità professionale dell’avvocato deve essere valutata in riferimento al nesso causale tra la condotta negligente tenuta e l’evento realizzato secondo un giudizio controfattuale ex post (Cass., Sez. III, Ord.,14 ottobre 2019, n. 25778)

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In riferimento ad un giudizio di responsabilità professionale nei confronti di un avvocato domiciliatario che aveva dimenticato di informare il dominus circa l’ammissione delle prove testimoniali, poi non assunte, la Corte ha modo di chiarire alcuni principi regolatori dei giudizi di responsabilità.

La parte interessata all’assunzione della prova, infatti, riteneva il loro corretto sfogo avrebbe determinato un diverso esito del giudizio.

La Cassazione, nella sua pronuncia, analizza due diversi profili: da un lato la circostanza che l’indagine circa la responsabilità del legale debba essere limitata alla domanda effettivamente proposta nel giudizio di cui si discute, dall’altro la necessità che il giudizio di responsabilità venga svolto tramite un processo logico controfattuale che accerti l’esistenza del nesso di causalità tra la condotta del legale e l’evento (perdita del giudizio).

Quanto al primo profilo, la Suprema Corte esclude in radice la possibilità per il presunto danneggiato di chiedere il ristoro dei danni patiti a causa della condotta negligente qualora questi siano relativi ad una domanda mai proposta nel giudizio de quo.

In riferimento, invece, alla seconda questione, la Corte chiarisce che l’avvocato potrà essere chiamato a risarcire il danno asseritamente patito dall’assistito soltanto qualora, eliminando mentalmente la condotta negligente tenuta e sostituendovi quella che avrebbe dovuto tenere, l’evento non si sarebbe verificato.

Soltanto se, compiuto questo accertamento, il risultato sarebbe stato probabilmente diverso da quello verificato allora il legale potrà essere chiamato a risarcire il danno patito in quanto la condotta tenuta sarebbe da intendere come causalmente orientata alla produzione dell’evento infausto.

A cura di Sofia Lelmi

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