L’avvocato è condannato a risarcire al cliente il danno rappresentato dalla minore solvibilità della controparte causata dal ritardo nell’esecuzione dell’incarico ricevuto. (Cass., Sez. III, Ord., 6 maggio 2020, n. 8525)

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L’ordinanza in esame, seppure tra le massime redazionali sia evidenziata per una questione relativa al tema della ammissibilità di nuove eccezioni nel giudizio di appello, assume particolare interesse per la vicenda da cui trae origine.

La vicenda ha ad oggetto la responsabilità professionale dell’avvocato al cui accertamento segue la condanna al risarcimento del danno per il quale sia fornita la prova della sussistenza del nesso causale con l’inadempimento dell’incarico affidatogli.

Nel caso di specie, un avvocato ha ricevuto incarico da un cliente di promuovere una causa di lavoro che, tuttavia, stante la sua inerzia, è stata introdotta e portata a termine da altro avvocato a distanza di quattro anni dal primo conferimento di incarico.

La pretesa creditoria del lavoratore ha trovato riconoscimento, nondimeno è stato possibile ottenere in via esecutiva solo una parte delle somme riconosciute atteso che, nelle more, il datore di lavoro ha perduto la propria capacità satisfattiva a seguito dell’iscrizione di un’ipoteca cui è seguita la successiva esecuzione immobiliare.

La Corte di Cassazione, ritenendo provato il nesso causale tra il danno lamentato, minore solvibilità del datore di lavoro debitore, e l’inadempimento dell’avvocato, ha cassato la sentenza impugnata rinviando alla corte territoriale in diversa composizione.

A cura di Fabio Marongiu

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