Non costituisce motivo di inammissibilità il ricorso non firmato (Cass., Sez. V, 28 febbraio 2017, n. 5191)

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La Suprema Corte viene chiamata a decidere sulla declaratoria di inammissibilità di un ricorso in commissione tributaria depositato privo della sottoscrizione da parte del difensore di ufficio.
Permanendo l’inammissibilità anche in appello, il contribuente promuoveva ricorso per cassazione.
La Suprema Corte accoglie il ricorso stabilendo che la mancata sottoscrizione da parte del difensore non costituisce motivo di inammissibilità bensì mera irregolarità.
Nel processo tributario, del resto, le previsioni di inammissibilità, proprio per il loro rigore sanzionatorio, devono essere interpretate in senso restrittivo, limitandone cioè l’operatività ai soli casi nei quali il rigore estremo (extrema ratio) è davvero giustificato.
Nella specie, come risulta dalla stessa decisione impugnata, l’atto notificato all’Agenzia delle entrate recava la procura alle liti e, dunque, risultava ritualmente apposta la sottoscrizione del legale rappresentante.

A cura di Simone Pesucci

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