Non sei un buon padre? Il Consiglio dell’Ordine ti sanziona… (C.N.F., Sent., 13 dicembre 2018, n. 177)

Con la sentenza in commento il Consiglio Nazionale Forense ha comminato la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di sei mesi ad un avvocato che aveva omesso di versare il mantenimento ai figli, giungendo addirittura a subire un’esecuzione forzata. A parere del CNF,  si tratta di condotte che comportano discredito anche sulla classe professionale, peraltro, sanzionate dal codice penale. A nulla serve giustificarsi paventando difficoltà economiche ed esborsi correlati alla nuova famiglia.
Il ricorrente, sottolineano i giudici, ha interrotto i rapporti con i tre figli e la corresponsione degli assegni di mantenimento in loro favore, senza dare giustificazioni alla famiglia, né agendo per ottenere una riduzione degli stessi, ma accumulando un ingente debito e arrivando al punto di subire un’esecuzione forzata su beni mobili ed immobili con l’intervento della forza pubblica e del fabbro. Le asserite difficoltà economiche dovute ad una forte contrazione del proprio reddito provocata dalla crisi economica e dalla malattia del figlio più piccolo nato da una nuova relazione, secondo i magistrati, non possono valere a giustificare le condotte sopra descritte.
Tali comportamenti, stabilisce il CNF, di certo comportano discredito personale e, di riflesso, per la classe professionale cui l’avvocato appartiene. Inoltre, la scomparsa dalla vita dei figli, cui non si è prestato soccorso economico, viene valutata quale elemento esteriore del venir meno di un genitore agli obblighi nei confronti della prole (peraltro sanzionato all’art. 570 c.p.) con il conseguente discredito che ne deriva.
La consolidata giurisprudenza del CNF è da sempre ferma nel riconoscere disvalore deontologico ai comportamenti tenuti dagli avvocati nella loro vita privata che, venendo meno la dignità, la probità e il decoro, si riflettano sfavorevolmente sulla loro reputazione e di conseguenza sulla considerazione di cui la classe forense dovrebbe godere.

A cura di Costanza Innocenti

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