Non si perfeziona il reato di esercizio abusivo della professione nel caso in cui l’avvocato sospeso abbia svolto una prestazione isolata di consulenza, ancorchè su propria carta intestata, in quanto tale attività non può considerarsi sintomatica di un’attività svolta in forma professionale (Cass., Sez. VI Pen., 6 luglio 2017, n. 32952)

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Con la sentenza in commento la Suprema Corte richiama un principio già affermato in tema esercizio abusivo della professione da parte di un avvocato, ribadendo che l’attività di consulenza non rientra tra gli atti tipici per i quali è richiesta una speciale abilitazione, ma è un’attività relativamente libera. A riguardo viene ulteriormente precisato quanto sancito dalla legge professionale in forza della quale l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale è di competenza degli avvocati se svolta in modo continuativo, sistematico ed organizzato (art. 2, co. 5). Nel caso di specie, all’avvocato destinatario di un provvedimento di sospensione era stata attribuita una prestazione isolata di consulenza, che dunque non poteva essere considerata sintomatica di un’attività svolta in forma professionale. Per tali ragioni la Suprema Corte annulla senza rinvio, ritenendo l’insussistenza del fatto.

A cura di Elena Borsotti

 

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