Responsabilità dell’avvocato: non è sufficiente provare il mero inadempimento (Cass., Sez. VI, 16 maggio 2017, n. 12038)

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E’ ormai pacifico in giurisprudenza il principio secondo il quale la responsabilità dell’avvocato non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell’incarico.

Nel caso di specie una società chiedeva la condanna per inadempimento del legale di fiducia.

La sua domanda veniva rigettata da entrambi i giudici di merito. Proposto ricorso in Cassazione la Suprema Corte dichiarava inammissibile il ricorso ex art. 360-bis c.p.c., ritenendo che la Corte di Appello aveva correttamente applicato principi ormai costanti in giurisprudenza.

Con l’occasione la Cassazione ribadisce che, per affermare la responsabilità del legale l’onere probatorio del cliente insoddisfatto  è triplice, poiché occorre verificare se l’evento dannoso sia ascrivibile alla condotta del professionista, se vi sia un effettivo danno, e se, qualora l’avvocato avesse tenuto una condotta diligente, il cliente, con ogni probabilità, avrebbe avuto successo in giudizio.

A cura di Elena Parrini

 

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