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giurisprudenza

Sulla riduzione del compenso all’avvocato che non informa adeguatamente il cliente del possibile esito sfavorevole della controversia (Cass., Sez. II , Ord., 22 settembre 2025, n. 25889)

La vicenda in esame trae origine da un procedimento per una controversia in materia di donazione. L’ex cliente di un legale, dopo essere risultata soccombente in entrambi i gradi di giudizio, riceve un’ingiunzione di pagamento per una parcella di € 13.908,64 oltre interessi e spese di lite per l’attività svolta dall’avvocato in suo favore.
Decide quindi di presentare opposizione al decreto ingiuntivo e produce in giudizio la testimonianza dell’ex segretaria dello studio, la quale conferma che il difensore non aveva informato la cliente circa il presumibile esito negativo del giudizio.
Il Tribunale con ordinanza riconosce solo in minima parte la fondatezza della contestazione della ex cliente, riducendo la parcella di appena 400 euro. Secondo i giudici infatti l’inadempimento del legale è stato di scarso rilievo in quanto la donna, anche dopo aver avuto la sentenza di primo grado sfavorevole, ha comunque deciso di impugnarla e ciò dimostra che ella, se anche fosse stata adeguatamente informata all’inizio del giudizio, avrebbe comunque scelto di proseguire la causa.
Avverso l’ordinanza la donna propone ricorso per cassazione.
La Cassazione accoglie due dei motivi di ricorso della donna, censurando duramente il ragionamento del giudice di merito. Secondo la Corte l’errore del Tribunale è stato quello di presumere che la cliente, avendo impugnato la sentenza di primo grado, avrebbe intrapreso comunque la causa anche se fosse stata correttamente informata ed istruita sin dall’inizio sui reali margini di successo e sui rischi che poteva correre. Questa deduzione, per la Cassazione, è errata: il fatto di proporre appello è un “dato neutro”, di per sé privo della gravità e della precisione richieste dalla legge (art. 2729 c.c.) per poter desumere da un fatto noto (l’appello) un fatto ignoto (la volontà iniziale della cliente). In altre parole la scelta di agire in appello non cancella né sana la precedente omissione informativa dell’avvocato.
Di conseguenza, anche per quanto riguarda il compenso del legale, la Cassazione afferma che l’omissione informativa non può restare senza conseguenze. Il giudice deve valutare questo inadempimento e quindi giungere ad una riduzione dei compensi. La parola passa quindi al giudice del rinvio che dovrà ricalcolare la parcella dell’avvocato.

A cura di Silvia Ammannati