La teoria dell’autosufficienza del ricorso elaborata in sede civile deve trovare applicazione anche in sede penale (Cass., Sez. II Pen., 14 ottobre 2016, n.43585)

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Con la sentenza in commento la Suprema Corte ritiene applicabile anche in sede penale la teoria dell’autosufficienza del ricorso elaborata in sede civile. La corte, dunque, afferma che il ricorso deve contenere in maniera specifica e puntuale tutti gli elementi utili affinché il giudice di legittimità possa conoscere l’oggetto della controversia senza necessità di ricorrere ad altre fonti o atti processuali.Nel caso di specie, poiché i motivi riguardavano specifici atti processuali la cui valutazione si lamentava essere stata omessa o travisata, il ricorrente avrebbe dovuto allegare o trascrivere integralmente gli atti indicati.Un altro principio affermato dalla Corte, poi, concerne la specificità del ricorso. In particolare, si evidenzia l’inammissibilità del ricorso quando sia fondato su motivi enunciati in forma perplessa o alternativa; in altre parole, il ricorrente non può affermare genericamente la “mancanza e/o insufficienza e/o illogicità della motivazione”, ma deve indicare esattamente i motivi per cui la motivazione è illogica ovvero insufficiente ovvero mancante.

A cura di Fabio Marongiu

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