Con ordinanza 7245/2025 la Corte di Cassazione, Sezione II, ha statuito che in materia di liquidazione di onorari agli avvocati, il giudice d’appello, laddove sia stata presentata una nota specifica, nella rideterminazione dell’ammontare degli onorari dovuti deve specificare quale metodo di liquidazione abbia adottato e quale tariffa professionale abbia applicato alla fattispecie, per consentire alle parti di verificare l’iter che il Giudice ha percorso e la conformità alla legge della liquidazione effettuata.
La questione trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Genova aveva accolto l’opposizione a due decreti ingiuntivi emessi per il pagamento di spettanze professionali richieste da un avvocato per la difesa in alcuni procedimenti. La Corte aveva ridotto le spese pretese dall’avvocato e quest’ultimo aveva promosso ricorso in Cassazione sollevando dieci motivi, di cui sono stati accolti gli ultimi quattro in quanto le altre censure sono state ritenute infondate o inammissibili.
La Corte, nel cassare la sentenza impugnata e rinviare alla Corte d’appello, ha spiegato che quest’ultima avrebbe rideterminato i corrispettivi omettendo sia l’indicazione delle tariffe ritenute applicabili nella fattispecie sia i motivi per i quali ha applicato le riduzioni e riconoscendo in alcuni casi importi inferiori ai minimi tariffari. Tutto questo a discapito delle parti che non avrebbero così la possibilità di verifica dell’iter logico percorso dal giudice e della conformità della pronuncia della disciplina tariffaria.
Pertanto, conformemente ad altre precedenti statuizioni della Corte, quest’ultima ha ritenuto che “in materia di liquidazione degli onorari degli avvocati, il giudice d’appello, in presenza di una nota specifica, deve rideterminare l’ammontare del compenso, specificando il sistema di liquidazione adottato e la tariffa professionale applicabile alla controversia, per consentire l’accertamento della conformità della liquidazione ai criteri legali e il rispetto dell’inderogabilità dei minimi”.
A cura di Maria Chiara Cerbioni