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giurisprudenza

Per l’accertamento del reato di patrocinio infedele, il Giudice deve valutare la condotta dell’Avvocato in riferimento alla linea difensiva e alla conduzione del processo seguiti; oltre alla violazione dei canoni professionali è necessario che l’assistito subisca un nocumento (Cass., Sez. VI, 3 aprile 2025, n. 13084)

Nel reato di patrocinio infedele, il Giudice non può limitarsi a valutare singoli comportamenti dell’Avvocato in modo isolato, ma deve considerare l’intera attività professionale svolta nel contesto della strategia difensiva adottata per tutelare gli interessi del cliente. Infatti, è solo alla luce della linea difensiva complessiva che si può comprendere se il legale si sia reso volontariamente infedele al mandato ricevuto, venendo meno agli obblighi di diligenza, lealtà e correttezza imposti sia dal mandato difensivo che dalle regole deontologiche.

Nel caso affrontato dalla Corte, si è ritenuta infondata la tesi difensiva secondo cui la motivazione della sentenza impugnata sarebbe stata carente o illogica. Al contrario, i Giudici hanno ritenuto la motivazione ampia, coerente e rispettosa degli obblighi rafforzati di motivazione richiesti in questi casi.

La Corte ha ricostruito in modo dettagliato la condotta del difensore, evidenziando come egli avesse :

– omesso di informare adeguatamente il cliente sul contenuto e le implicazioni giuridiche degli atti che lo aveva indotto a firmare;

– agito senza legittimazione e in situazione di conflitto di interessi;

– trattenuto per sé o spartito con la società cessionaria somme che spettavano al cliente, all’insaputa di quest’ultimo;

– approfittato dell’ignoranza giuridica e delle difficoltà economiche del cliente per ottenere un accordo transattivo fortemente svantaggioso per lui.

La Corte quindi sottolinea come l’imputato fosse venuto meno, con tali condotte, ai propri doveri professionali di correttezza, lealtà e trasparenza: nel caso di specie, il danno per la parte civile è consistito proprio nell’essere stata indotta a firmare un accordo che non comprendeva, e che le ha fatto ottenere una somma significativamente inferiore rispetto a quanto avrebbe potuto ottenere in giudizio.

Tutto ciò è in linea con quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità: il reato di infedele patrocinio richiede non soltanto la violazione degli obblighi professionali, ma anche un concreto nocumento agli interessi del cliente — e questo danno può consistere anche nel mancato conseguimento di un esito favorevole.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         A cura di Irene Mazzantini