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giurisprudenza

Sì alla liquidazione del compenso subito dopo l’emissione della sentenza 420 quater c.p.p. in favore del difensore di ufficio di un imputato irreperibile (Cass. Sez. II, 23 luglio 2025, n. 20795)

Il difensore di ufficio di un imputato irreperibile aveva chiesto la liquidazione del compenso per l’attività svolta in un processo penale concluso con sentenza ex art. 420 quater c.p.p. Il Tribunale ha respinto l’opposizione ex art. 170 D.P.R. 115/2002 ritenendo che tale sentenza non comporti il diritto al compenso, non essendo definitivamente decisoria finché non decorre il termine ex art. 159 c.p.p. Il difensore di ufficio ricorre quindi per Cassazione con un unico motivo di ricorso, evidenziando come la sentenza ex art. 420 quater c.p.p. concluda comunque una fase processuale e quindi dia diritto alla liquidazione, anche se il processo può essere riaperto se l’imputato viene reperito.

La Suprema Corte ritiene fondato il motivo di ricorso, sottolineando come la sentenza di cui all’art. 420 quater c.p.p. contenga tutti gli elementi propri di qualsiasi altra decisione, onde ad essa non può non essere riconosciuta natura di provvedimento a contenuto decisorio.

La Cassazione riconosce che, in tema di impugnabilità della sentenza in esame, si erano già espresse le Sezioni Unite (Cass. Sez. U, Sentenza n. 5847 del 26/09/2024 Ud. – dep. 13/02/2025, Rv. 287414 – 01) che avevano fatto emergere l’esistenza di due orientamenti.

1.      Un primo orientamento, che non riteneva ammissibile la possibilità di presentare ricorso immediato per Cassazione nel periodo in cui la sentenza ex 420 quater c.p.p. è ancora revocabile (cioè pendenti le ricerche dell’imputato). Il provvedimento, infatti, assumerebbe i connotati di “sentenza” solo dopo lo spirare del termine previsto dal terzo comma, dovendosi fino a quel momento considerare solo come provvedimento “interlocutorio”;

2.      Un secondo orientamento, che invece riteneva la sentenza ex art. 420 quater c.p.p. immediatamente ricorribile per Cassazione – quantomeno per la parte relativa alla determinazione della durata delle ricerche. Tale segmento, infatti, comporta degli effetti definitivi immediati sulle situazioni giuridiche delle parti. Quindi, la sentenza di non doversi procedere ex art. 420 quater c.p.p. ha natura sostanzialmente decisoria, perché conclude il processo instaurato dall’azione penale, pur lasciando aperta una fase eventuale in caso di reperimento dell’imputato: la decisorietà non dipende dall’irrevocabilità, ma dalla capacità del provvedimento di incidere sui diritti (libertà, patrimonio o pretesa punitiva dello Stato).

In udienza pubblica l’Avvocatura dello Stato ha distinto tra la tutela dei diritti di difesa dell’imputato (tema trattato dalle Sezioni Unite) e il diritto del difensore d’ufficio al compenso subito dopo la sentenza ex art. 420 quater c.p.p. Tuttavia, una volta riconosciuta la natura decisoria della sentenza, essa conclude una fase del processo e quindi, ai sensi dell’art. 83, co. 2, d.P.R. 115/2002, il difensore d’ufficio ha diritto al compenso per l’attività svolta in quella fase.

L’obiezione sul rischio di “doppia liquidazione” è infondata: se il processo viene riaperto, il nuovo difensore avrà diritto al compenso solo per la fase successiva, distinta e autonoma rispetto a quella già conclusa.

In conclusione, la Cassazione accoglie il ricorso e stabilisce che la sentenza ex art. 420 quater c.p.p. ha natura decisoria e conclude la fase processuale. Di conseguenza, il difensore d’ufficio ha diritto alla liquidazione del compenso subito dopo l’emissione della sentenza, senza dover attendere il termine previsto per l’eventuale riapertura del processo.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         A cura di Irene Mazzantini